Lusso responsabile: il futuro del Made in Italy passa da creatività, ascolto e trasparenza

(6 min di lettura)
Marketing del lusso

Il lusso responsabile non è più un miraggio. È la nuova grammatica con cui il settore high-end riscrive il proprio ruolo nella società contemporanea e si racconta al mondo. Questo è il messaggio forte e chiaro emerso nel corso del Luxury Summit 2025, l’appuntamento de Il Sole 24 Ore in collaborazione con HTSI, che anche quest’anno ha riunito le voci più autorevoli del sistema moda, design e gioielleria per confrontarsi sulle nuove responsabilità dell’alto di gamma.

Reshuffling, incertezza e il lato ludico della moda

C’è qualcosa che mi ha colpito fin da subito nell’introduzione di Giulia Crivelli: la parola reshuffling. Rimescolare, rimettere in discussione, guardare con occhi nuovi ciò che abbiamo sempre dato per scontato. È un invito a reinventarsi, al coraggio di abbandonare formule stanche per adattarsi a un contesto che oggi, più che mai, è instabile e imprevedibile.

In questa cornice, si torna a parlare del lato ludico della moda: quella leggerezza che per anni è stata sacrificata sull’altare intoccabilità. Dopo l’ubriacatura da e-commerce, il settore riscopre il fascino dei negozi fisici, luoghi di relazione, esperienza, narrazione. Un esempio su tutti il nuovo negozio Louis Vuitton in via Montenapoleone, che ha triplicato i suoi spazi per offrire più luce, più apertura, più esperienza.

Il contesto resta complesso. Il made in Italy è sotto pressione, stretto tra scenari internazionali incerti, dalle elezioni americane, ai dazi in aumento, al generale senso di instabilità. Non basta più aggrapparsi all’eccellenza del prodotto, serve una riflessione più ampia: ripensare il concetto stesso di valore, non solo quello intrinseco degli oggetti, ma quello del sistema culturale, sociale ed economico che li genera.

Creatività + filiera: il nuovo patrimonio da proteggere

Se c’è un asset che l’Italia deve difendere, è il suo saper fare. Ma oggi questo patrimonio è minacciato da un doppio pericolo: da un lato la disaffezione dei giovani verso il mondo manifatturiero e dall’altro la scarsa comprensione, anche da parte dei brand, del legame indissolubile tra creatività e filiera.

Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, lo ha detto chiaramente: “La creatività italiana va preservata. Non può essere subordinata al marketing, come accade in altri Paesi.”
Una posizione condivisa da Stefania Lazzaroni, Direttrice Generale di Fondazione Altagamma, che ha ribadito: “Non esiste dicotomia tra brand e produzione: o si fa sistema, o si perde valore.”

Il tema della formazione è emerso come cruciale. Secondo i dati presentati da Altagamma, il fabbisogno di talenti nel manifatturiero è in forte crescita, ma la risposta da parte delle nuove generazioni è ancora debole. Per questo è nato il progetto “Adotta una scuola”, una collaborazione attiva tra imprese e istituti tecnici e professionali, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alle professioni manifatturiere.

Non è solo una questione di trasmissione del sapere: è una strategia industriale. Senza una filiera formata, valorizzata e riconosciuta, la creatività resta una promessa vuota. Fare sistema, oggi, non è più un’opzione: è la chiave per garantire continuità, qualità e competitività al nostro Made in Italy.

Mario Andrea Vattani, Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka ha raccontato che in Giappone alcuni artigiani sono dichiarati Patrimonio Unesco, dei veri e propri “tesori nazionali viventi”. Forse anche l’Italia, per rilanciare la sua manifattura, ha bisogno di raccontare i propri artigiani non come “vecchi mestieri”, ma come custodi di un’arte preziosa, contemporanea.

Dall’ostentazione all’empatia: verso un nuovo modo di fare lusso

Il concetto di “lusso responsabile” si è ormai affermato come un imperativo strategico. Ma cosa significa davvero? Non basta più includere la parola “sostenibilità” in una campagna. Oggi i consumatori, soprattutto quelli della Gen Z, cercano brand che li ispirino, che li includano, che li ascoltino.

L’ha confermato anche Silvio Campara, CEO Golden Goose durante la sua intervista: “Non è più il tempo di far sognare. Oggi dobbiamo ispirare.” Il consumatore non vuole più solo apparire, ma appartenere. Non solo: il consumatore vuole sentirsi parte del processo: vuole essere ascoltato e decidere, non essere solo spettatore.

La sfida della tracciabilità e delle normative: sostenibilità oltre lo slogan

Il lusso responsabile non si gioca solo sul piano narrativo. Le nuove normative europee, dal regolamento Ecodesign (Espr) alla revisione della direttiva sui rifiuti che introdurrà la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) anche nel settore tessile, il quadro normativo sta cambiando rapidamente. I brand non potranno più limitarsi a dichiarazioni generiche: dovranno dimostrare, con dati concreti, l’impatto ambientale dei loro prodotti.

Un esempio concreto arriva da Gessica Ciaccio, ricercatrice presso il Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA, che ha presentato il progetto di passaporto digitale del prodotto: uno strumento pensato per tracciare l’intero ciclo di vita di un capo, dalla materia prima al fine vita.

Cuore del progetto è TRICK, una piattaforma digitale realizzata da un consorzio di 31 partner europei, tra cui ENEA stessa, che sfrutta la tecnologia blockchain per garantire la tracciabilità e la circolarità nell’industria della moda. Grazie ad un QR code integrato nel capo, il consumatore può accedere a un documento digitale che racconta tutta la storia del prodotto: le materie prime utilizzate, i processi produttivi impiegati, le caratteristiche di circolarità dei materiali, fino alla modalità di smaltimento o riciclo.

Oltre a informare il cliente finale, TRICK si pone come uno strumento strategico per le PMI, spesso prive di risorse per adeguarsi agli standard richiesti. La piattaforma consente loro di raccogliere dati certificati in modo sicuro, valutare l’impronta ambientale (PEF) dei prodotti, garantire la qualità dei processi e la salubrità dei materiali impiegati.In un contesto in cui la trasparenza diventa sinonimo di competitività, strumenti come questi rappresentano un passo decisivo verso un lusso che non solo si racconta, ma si dimostra con rigore, responsabilità e innovazione.

On demand, upcycling, membership: la sostenibilità che piace ai giovani (e non solo)

La sostenibilità non deve essere noiosa. È un dovere, certo ma può essere anche gioco e sperimentazione. Questo è il mantra dei nuovi protagonisti della scena luxury tech, come ZeroW o NextCouture: startup fondate da giovani imprenditori che stanno trasformando gli scarti del lusso in risorsa o rivoluzionando la couture con modelli di produzione on demand e piattaforme configurabili.

Chiara Torino, Founder di NextCouture sosiene che: “Il futuro della couture è esclusivo perché irripetibile. E il digitale ci permette di mostrarlo in modo semplice e giocoso”.
Educare il consumatore passa quindi anche da un linguaggio leggero, curioso, accessibile.

Conclusione

Il Luxury Summit 2025 è stato un confronto lucido, a tratti scomodo, ma necessario. Ne esco con una convinzione: il lusso responsabile è l’unico lusso verso cui dobbiamo tendere. Non è una questione di marketing, né di greenwashing, è una questione di coerenza, tra ciò che si promette e ciò che si fa.

Il brand che saprà ascoltare davvero il suo consumatore, formare i propri talenti, investire in processi sostenibili e valorizzare la sua filiera, non sarà solo responsabile. Sarà anche competitivo. Perché, come diceva uno speaker, “la creatività è l’unico lusso che non si può delocalizzare”. E in questo, l’Italia ha ancora molto da insegnare.

Piacere, mi chiamo Arianna Gambaro e gestisco uno studio specializzato nella comunicazione online per business di lusso. Affianchiamo aziende, imprenditori e hotel aiutandoli a raccontare online tutta la bellezza della loro offerta.

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